Yoga, e penso a me..

Il titolo si ispira a una e-penso-a-meversione impropria della storica canzone di Lucio Battisti “E penso a te”. Un geniale amico musicista, Riccardo Nico,  la riformulò in modo volutamente egoista: “Io lavoro e penso a me… Torno a casa e penso a me….”.

Una versione eseguita a uso e consumo degli amici, che solitamente si interrompeva per le grandi risate su “Non so con chi adesso sto, non so che cosa fo,  ma so di certo a cosa sto pensando”.

Questa “versione impropria” mi è ritornata in mente (Battisti imperversa…) riflettendo sul perché ci si dedica allo yoga. Ci si avvicina per curiosità,  voglia di rilassarsi,  per i dolori alla schiena.  La pratica diventa regolare quando scatta qualcosa, quel qualcosa che potrebbe veramente essere riassunto in “E penso a me”.

Con il tempo, la lezione di yoga si  rivela un momento in cui chiudere gli occhi e   scoprire la possibilità di regolare il proprio respiro, cogliere il battito del proprio cuore, seguire serenamente il flusso della propria mente e delle proprie emozioni. E, allo stesso tempo, dare attenzione al corpo,  sentire la tensione attorno agli occhi, rilasciare le spalle.

L’obiettivo è che, anche quando  si riprende il contatto con l’esterno, fuori dal tappetino, piano piano resti l’attenzione su di sé. In questo quadro,  accade che il dolore alla schiena, proprio quello che aveva portato alla prova di yoga, diventi  diverso. Semplicemente, abbiamo imparato ad ascoltarlo, a mettendo in relazione con le altri parti del corpo e con lo stato della mente. Ad esempio, mettendo l’attenzione sulle spalle sciolte durante la pratica, piano piano si arriva a cogliere proprio quel senso di contrazione, magari  legato alla postura stando al pc. E quindi… si sceglie di trovare altri modi di stare,  a sé e non solo al file.

In sintesi, praticare yoga è un modo di andare verso la propria “vera identità”. Sembrerebbe un obiettivo immenso, ma è semplicemente il significato del mantra “Sat Nam” (letteralmente: “il suo nome è verità”), con cui  si conclude la lezione di  Kundalini Yoga. Perché ogni volta che ci dedichiamo spazio,  piantiamo un seme che  fa nascere in noi la voglia di conoscersi ed esprimersi, di gratificarsi,  di avere cura di sé ed essere attenti ai propri limiti. In sintesi, iniziare a distinguere ciò che è  buono per se stessi da ciò che non lo è.

Come direbbe Battisti via Riccardo Nico “Non è mai grande la città per quelli come me che non sperano però si stan cercando”. Sat Nam (e questa volta a ragione)!

 

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3 pensieri su “Yoga, e penso a me..

  1. Quando ho iniziato a praticare Daoyin lo facevo per far compagnia a mia moglie. Io che venivo dalla corsa (con relativi infortuni) pensavo: “questi non fanno niente”… Poi per sciogliere le spalle mi ci è voluto un anno intero con la mia insegnante che ogni 5 minuti mi diceva… “Giù quelle spalle…” Adesso che ho imparato so che le spalle sono il termometro dello stress e delle tensioni, appena sento tirare un pochino le rilasso subito e ovunque: anche in ufficio o a casa…
    Il daoyin è stato un toccasana per la mia vita… soprattutto da quando da “ginnastica” è diventato quasi un “modo di vivere”…

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